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Utente: rataplam
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è ogni dialogo che nasce dal niente ma arriva da qualche parte anche se nessuno l’ha orientato

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venerdì, 01 gennaio 2010

Anno nuovo

 musica

Non esiste miglior inizio se non fra chi si ama.

Buon 2010!

 

written by: Malfido time 15:07 | link | commenti (1)
sections: 01-nomi, 10-azioni
giovedì, 31 dicembre 2009

Dottoressa Zingarelli TWO

Copia di nikon07 300La mia personale analisi del linguaggio significa anche criticare le parole che non mi piacciono, o gli usi che impoveriscono la lingua.

Una parola che non uso (anche perchè va scandalosamente di moda) è BUONISTA. Mi fa schifo, è pornografica.

Mentre io crescevo si osservava una persona e si diceva che era " un buono": ben disposto verso gli altri, tranquillo, quieto, di valore.

Adesso non ci sono più i buoni, ci sono i buonisti. Non so a chi dar la colpa per questo vocabolo. Ho fatto una ricerca su Internet ed il termine è prevalentemente attribuito alle prese di posizione politica di chi si schiera perchè si fa così: uno di qua e uno di là, come a tennis.

Perciò è buonista chi ha un atteggiamento di benevola apertura e comprensione per tutte le posizioni, e così facendo non va al di là di generici appelli capaci solo di produrre compromessi confusi e di basso livello.

In realtà al buonista non interessa affatto entrare davvero nel merito delle questioni.

Fingere i buoni sentimenti all'eccesso è la cosa più volgare che ci sia. Per me è appunto pornografia dei sentimenti.

Trovo decadente e misero che si sia arrivati ad un punto in cui esiste il dispregiativo della parola "buono", e se devo descrivere un buonista lo farò sempre con altre espressioni: ipocrita, banderuola, idiota, inutile, inconcludente.

La stessa cosa successe decenni fa quando si fece un'altra violenza simile al linguaggio. Peggiorando l'edificante e limpido concetto di morale, si arrivò a parlare di moralismo, per portare lucidamente allo scoperto un diffuso atto di volgare falsità e di mediocrità bassissima. L'eccessiva intransigenza, l'eccessivo formalizzarsi sulle cose importanti, è ignoranza pura.

Pasolini scrisse: "Il moralista dice di no agli altri. L'uomo morale dice di no solo a se stesso".

Dottoressa Zingarelli ONE

tulipani piccoliQuesto adorabile soprannome mi è stato dato anni fa sul lavoro da un carissimo amico, il dottor Maurelli, esperto di psicologia del comportamento: più di preciso nell'ascolto e nello smascheramento di simpatici ballisti e nel tenace supporto ai casi particolari.

La mia prerogativa era, nel frattempo, sorvegliare le dinamiche attraverso una certa cura ed analisi del linguaggio, nonchè fornire delucidazioni morfosintattiche e lessicali sia a chi normalmente sa che cosa sta dicendo, sia a chi normalmente no.

Utilizzerò il mio pseudonimo per annunciare il primo proposto per l'anno nuovo: rimettermi a studiare, con un'ampia casistica di esempi che si dovranno nel tempo moltiplicare, le figure retoriche e sintattiche, perchè io mi diverto anche così: ogni età ha i suoi giocattoli, ed io sono in una fase in cui invece del Brain Training uso i dizionari, potendo anche un po' spaziare. 

Con lo studio delle figure retoriche si comincia alle medie, ma, a parte quelle di uso più comune che si riesce sempre a definire, ce ne sono altre che non si riuscirebbe a nominare, o che magari si tende sempre a confondere.

Tipo ipallage ed enallage.

Dunque l'ipallage viene da una parola greca che significa "scambiare". L'ipallage consiste infatti in uno scambio di relazione logica tra due termini di uno stesso discorso. per cui - nel linguaggio marinaresco - possiamo dire dare le vele ai venti, ma, con un piccolo artificio retorico, anche dare i venti alle vele

Adesso però professoressa tiri fuori altri esempi convincenti...

"Le mura dell'alta Roma" invece di "Le alte mura di Roma" (si vede che anch'io ho fatto latino...).

Quando Foscolo scrive: ma io deluse a voi le palme tendo deluse è attributo di palme, ma il senso è riferito al soggetto io.

L'enallage invece scambia le funzioni tra le parti del discorso. Ad esempio veloce è un  aggettivo ma se dico corre veloce, significa velocemente, perciò funziona da avverbio.

Se provi a dire in classe che anche alle medie sanno usare l'enallage si sciolgono come i burri... L'inglese è un'enallage continua!!!

Segreti del mestiere.

Alla prossima, Dott. Z.

written by: Malfido time 12:16 | link | commenti
sections: 08-professioni, 14- letteratura arte opinioni

Questa nostra allergia alle cose umane / 5

Abbiamo adottato il giovane Jun e non lo abbandoniamo certo nel momento in cui ha perso completamente se stesso... Anche perchè l'esperienza non gli risparmia le frustrazioni di quando il rapporto con se stesso proprio non funziona.

Ma, se, alla fine, lui ce la fa, allora ce la possono fare tutti. Per chi si annoia: arriveremo a 7 post, il numero dei giorni, dei sacramenti e dei peccati capitali, dei nani di biancaneve, dei samurai, dei colori dell'arcobaleno e dei sette fratelli che trovano tutti una sposa. Troveremo un simbolismo per giustificare anche il nostro excursus...

Dunque: con grande calma Shomintsu continua la pars destruens del proprio campione, facendogli presente qualche illuminante osservazione. Il ragazzo è costretto a capire, e questo un po’, nel profondo, gli fa male.sumo

I miei punti di riferimento si facevano scivolosi, avanzavo tra le tombe delle mie vecchie certezze in un cimitero di idee morte non sapendo più cosa pensare.
“Non pensi nella maniera giusta, Jun […] primo perché pensi troppo, secondo perché non pensi abbastanza”.
“Pensi troppo perché fra te e il mondo frapponi il pensiero. Parli invece di osservare, proietti idee preconcette più che cogliere i fenomeni. Anziché guardare la realtà come si presenta la vedi attraverso gli occhiali colorati che ti metti sul naso […] Sei tu che impoverisci la tua percezione, perché vedi solo ciò che tu stesso ci metti: i tuoi pregiudizi […]”
“Non pensi abbastanza perché ripeti, rimugini e riproponi luoghi comuni, opinioni scontate che prendi per verità senza analizzarle. Come un pappagallo prigioniero di una gabbia di pregiudizi. Pensi troppo e pensi troppo poco, perché in realtà non pensi con la tua testa”.
“Magnifico. Già avevo poca stima di me, credo che dopo queste critiche non ne avrò più per niente”.
“Caro Jun, non m’interessa che tu abbia un’opinione migliore o peggiore di te, mi interessa che tu smetta di ruminare su di te. Che tu ti liberi di te”.

Era il genere di consiglio che non riuscivo ad afferrare, lo sentivo come un “vorrei liberarmi di te” e la cosa mi intristiva. Pp. 61-63

sabato, 26 dicembre 2009

L'età delle commozioni /1

scapigliatura09

Ogni anno, a Natale, la maternità di Maria mi affascina molto. Perchè era una bambina ed è diventata mamma, e la sua disponibilità ha reso l'intero genere umano fratello del proprio Dio, e questa cosa è eccezionale. Nel suo libro "Nel nome della Madre" Erri De Luca immagina un dialogo tra Maria e Giuseppe nel quale è il marito a spiegare alla sposa che cosa significa quel "Piena di grazia" (p. 36).

“Miriam, sai cos’è la grazia?” “Non di preciso”, risposi.
“Non è un’andatura attraente, non è il portamento elevato di certe nostre donne bene in mostra. È la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi. Non è femminile, è dote di profeti. È un dono e tu l’hai avuto. Chi lo possiede è affrancato da ogni timore. L’ho visto su di te la sera dell’incontro e da allora l’hai addosso. Tu sei piena di grazia. Intorno a te c’è una barriera di grazia, una fortezza. Tu la spargi, Miriam: pure su di me.”
Erano parole da meritarsi abbracci. Restammo sdraiati senza una carezza. Ci pensai un poco e risposi per gioco: “Tu sei innamorato cotto, Iosef”.

Il più bel tributo all'adolescenza di Miriam è "Ave Maria" di Fabrizio De André, che sicuramente ho citato anche nei Natali passati. Gli stati d'animo delicati, la voglia di commuoversi, sono il tratto che distingue la sua giovinezza e la sua precoce, inaspettata, maternità, che non si sottrae agli sguardi curiosi e alle paure: "Sai che fra un'ora forse piangerai/ poi la tua mano nasconderà un sorriso/ gioia e dolore hanno il confine incerto / nella stagione che illumina il viso".

In questi giorni ho la fortuna di avere il tempo di fare lunghe chiacchierate con le mie amiche, alcune probabilmente piangono spesso, altre quasi mai. Hanno idee diverse sulla maternità, ma sono tutte donne eccezionali. Secondo me sono mitiche.

Erri De Luca continuerebbe così: 

Nell'età delle commozioni il cuore non basta a reggere la spinta del sangue. Il mondo intorno è poco in confronto alla grandezza che si allarga in petto. E' l'età in cui una donna deve ridursi alla piccola taglia del mondo. Un urto dentro di lei le fa credere di non farcela, troppa violenza ci vuole per ridursi.
E' l'età rischiosa. Le donne hanno un'esaltazione fisica che noi non possiamo conoscere. Noi ci possiamo esaltare per una donna, loro si esaltano per la forza contenuta dentro. E' una energia antica delle sacerdotesse che custodivano il fuoco.

Il giorno prima della felicità, p. 68

Per chiudere citerò "Il viaggiatore notturno", dove Maurizio Maggiani rende onore all'eterno femminino parlando niente meno che della Terra, e di come essa abbia generato il deserto, luogo del viaggio di Giuseppe prima di prendere in sposa Maria, e dopo, per sfuggire, col figlio, da Erode. Maggiani descrive il deserto in questo modo: "Qui, ancora troppo giovane per trattenersi, la Terra ha prolassato il suo cuore".

Poesia pura.

Questa nostra allergia alle cose umane /4

sumoQuasi per scommessa Jun decide di iniziare a praticare il sumo. E sintetizza con questa fulminante battuta  “Imparare è divertente, disimparare meno” (p. 57) ciò che sta per arrivare: un continuo scontro con se stesso.

Lo diceva anche Jung che chi va verso se stesso rischia l’incontro con se stesso.
Ecco il nostro eroe Jun alle prese col grande assunto:

 [I]dea sbagliata: volere è potere. […] [E]ro sicuro che ce l’avrei fatta perché volevo farcela. Invece il cervello cominciò a giocarmi brutti scherzi in quantità, dandomi sempre una buona ragione per rimandare l’allenamento: stanchezza, mal di pancia, un dolore al gomito, una botta di tristezza, un’osservazione che mi aveva ferito, un ematoma rimediato in combattimento. Più mi intestardivo a voler diventare un campione, più sembravo incapace di seguire una volontà che si rivelava debole, minoritaria, dominata da istanze più forti di lei: umori, depressioni, pigrizia, limiti fisici. La mia volontà non era il comandante della nave, era un marinaio chiuso nella stiva di cui nessuno ascoltava il parere.  P. 59-60 

written by: Malfido time 18:42 | link | commenti
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